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giovedì 28 aprile 2005

Posta elettronica? Meglio la marijuana!

Secondo uno studio recentemente condotto dal dottor Glenn Wilson del King's College di Londra, l'utilizzo compulsivo degli strumenti per la comunicazione in tempo reale causerebbe danni al QI più vistosi di quelli prodotti dall'uso intensivo di cannabis
Se vostro figlio, il vostro partner o qualcuno fra i colleghi dovesse dare segni di una particolare pigrizia, cosmica stanchezza e incapacità di concentrarsi, la colpa potrebbe essere di quelle bizzarre sigarette aromatizzate che di tanto in tanto l'avete sorpreso a fumare. Questo, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, potrebbe essere vittima di un rapporto troppo stretto e ossessivo con la tecnologia. A mettere nero su bianco l'imprevedibile teoria non è il titolare di una catena di coffee shop olandesi né uno dei membri superstiti degli Wailers di Bob Marley. Citato anche da quotidiani del calibro di "The guardian", si tratta del dottor Glenn Wilson, psichiatra del King's College di Londra e fra i responsabili di uno studio ad hoc su un campione di 1.100 volontari commissionato - niente meno - da Hewlett Packard. La ricerca si è focalizzata sul rapporto con la comunicazione in tempo reale in ufficio - fra telefoni e sms, posta elettronica, messaggi istantanei - e ha restituito risultati devastanti.


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