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mercoledì 2 febbraio 2005

Lavoratori atipici: la precarietà è irreversibile (parte 2)

In relazione alla tipologia di contratto, il 27,9% degli intervistati lavora "a progetto", il 22,9% ha un contratto occasionale ed il 20,9% è un collaboratore coordinato e continuativo. Risulta abbastanza importante, tra gli intervistati, anche la quota di quanti hanno un contratto di tipo subordinato a tempo parziale (13,2%), mentre l'8,5% lavora tramite agenzie interinali ed il 5,4% tramite contratto d'inserimento. Solo il 31,1% del campione lavora da un periodo relativamente breve: dai 6 mesi a un anno (16,1%) o da non oltre i 2 anni (15%). Il 38,6% vanta invece un'esperienza lavorativa pluriennale, tra i 2 e i 3 anni (20%) o tra i 4 e i 5 anni (18,6%), mentre il restante 30,3% lavora da un periodo di tempo ancora più lungo: 5-10 anni (22%) o anche più (8,3%).

Pagamenti irregolari, e bassi

Il 71,5% dei lavoratori atipici intervistati - prosegue lo studio - percepisce lo stipendio mensilmente, mentre il 10,8% viene pagato ogni due, tre mesi, lo 0,7% ogni quattro, cinque mesi e il 5,2% alla consegna del lavoro. L'11,2% del campione, invece, viene pagato senza una cadenza periodica regolare. Oltre i 3/4 dei lavoratori atipici percepiscono una retribuzione mensile che non supera i 1.000 euro netti. Il dato acquista particolare rilevanza considerando che la maggior parte di essi lavora per un unico datore di lavoro, che rappresenta dunque l'unica fonte di reddito.

Anche in questo caso sono le donne ad essere più penalizzate: ben l'82,9% delle lavoratrici atipiche, infatti, non supera i mille euro al mese, contro il 67,9% degli uomini. Nello specifico, è possibile osservare come il 30% delle donne percepisca non oltre i 400 euro netti mensili (contro il 20,2% della componente maschile), e come i 3/5 delle lavoratrici atipiche non superi gli 800 euro (a fronte di un dato maschile del 48,2%). La retribuzione si attesta sui 1.000-1.400 euro per il 17,1% degli uomini ed il 15% delle donne. Da evidenziare, in particolare, come appena l'1,2% delle lavoratrici atipiche percepisca un compenso più elevato e come nessuna abbia una retribuzione superiore ai 2.000 euro netti mensili. Al contrario, tra gli uomini, ben il 17,5% percepisce oltre 1.400 euro mensili: tra questi, il 5,7% ha una retribuzione compresa tra i 2.000 e i 3.000 euro (2,6%) o superiore (3,1%).

Insoddisfatti delle tutele sociali

Circa i 2/3 degli intervistati dall'Eurispes affermano di essere poco (30,5%) o per niente soddisfatti (35,4%) del proprio compenso economico e appena il 4,7% si dice, al contrario, molto soddisfatto. Sono soprattutto le donne a lamentare una retribuzione insoddisfacente. Va evidenziato, ancora, come una minoranza significativa dei lavoratori intervistati, il 34,3%, lamenti anche l'irregolarità dei pagamenti, nonché, nella maggioranza dei casi, la mancanza di adeguate tutele sociali (malattia, maternità, sicurezza sul lavoro) e sindacali (inerenti, ad esempio, il diritto di sciopero). In particolare, ben il 68,7% del campione afferma di essere insoddisfatto del proprio tipo di contratto sul piano delle tutele sociali ed il 61,7% si dice insoddisfatto delle tutele sindacali.

In riferimento alle tutele di tipo sociale, e in particolare rispetto a quelle sindacali, sono soprattutto le donne a denunciare (il 71,1%, contro il 49,2% degli uomini) un modesto ed inadeguato livello di protezione. Anche in questo caso la percentuale di insoddisfatti, pari al 58,3% tra gli intervistati più giovani, raggiunge valori più elevati in corrispondenza della classe 26-32 anni (64,4%) e 33-39 anni (70,1%). La mancanza di adeguate tutele di tipo sindacale è avvertita dalla maggioranza degli intervistati, indipendentemente dalla specifica tipologia contrattuale, ma è lamentata in particolar modo dai collaboratori a progetto (75,6%).

Il quadro di tutele previste per i lavoratori atipici è da questi ritenuto del tutto inadeguato. Gli intervistati esprimono in modo netto la propria insoddisfazione rispetto al livello di garanzia di alcuni diritti fondamentali, come la maternità, la malattia, la sicurezza sul lavoro, il diritto di sciopero e alla formazione. I lavoratori atipici si sentono poco tutelati soprattutto rispetto al diritto di sciopero, poco (20%) o per niente garantito (70,2%) ad avviso di oltre il 90% del campione, sebbene anche in relazione agli altri diritti sia quasi unanime l'opinione che non esista una tutela sufficiente. In particolare, l'87,9% degli intervistati ritiene che sia poco (36,8%) o per niente garantito (51,1%) ai lavoratori atipici il diritto alla formazione, percentuale solo leggermente superiore a quella di quanti (87,7%) si sentono poco (24,2%) o per niente (63,5%) tutelati in materia di maternità. La malattia è poco (24,7%) o per niente (56,9%) tutelata ad avviso dell'81,6% dei lavoratori atipici, mentre il 75,6% di essi ritiene poco (36,8%) o per niente (38,8%) garantito il diritto alla sicurezza sul lavoro.


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