giovedì 23 giugno 2005Trovare lavoro grazie alla giusta Università E' stata pubblicata di recente l'indagine Istat 2004 sull'inserimento professionale dei laureati provenienti dagli atenei dislocati su tutto il territorio nazionale. Quelli che presentano maggiori difficoltà sono i dottori in legge: a tre anni dal conseguimento del titolo meno della metà (solo il 41,6%) ha un'occupazione stabile; mentre circa il 20,8% è ancora alla ricerca di un'occupazione fissa. Tuttavia, se si vogliono avere più possibilità occupazionali bisogna scegliere con cura l'università dove iscriversi: nella classifica degli atenei che garantiscono un più facile inserimento professionale vanta il primo posto l'Università di Varese. Ultima, invece, quella di Camerino.
Tra le lauree che offrono maggiori possibilità occupazionali, invece, spiccano al primo posto quelle in ingegneria (con una percentuale dell'81,7% di occupati) e quelle dell'area economico-sociale, con una percentuale del 60%.
La facilità di inserimento professionale dei laureati varia notevolmente anche in base agli strumenti di supporto nella ricerca di un'occupazione forniti dall'università di provenienza.
Tra gli atenei italiani, quelli che forniscono maggiori attività di sostegno nell'ambito professionale, almeno stando alle percentuali di inserimento, sono gli atenei di Varese, Milano Bicocca, Trento e Trieste. Le università del Sud, tranne alcune eccezioni, si collocano, invece, agli ultimi posti quanto a garanzia di un immediato inserimento professionale. Nel primo caso, le percentuali dei dottori in legge che trovano lavoro continuativo nei tre anni successivi alla laurea sono superiori alla media nazionale, che è del 41,6%.
Presso l'Università di Varese, infatti, ben il 65,8% dei laureati a tre anni dal titolo trova un posto di lavoro. Alta anche la percentuale (circa del 58,3%) dei dottori occupati usciti dall'Università di Milano Bicocca che, quanto a garanzia di inserimento professionale, si distingue non solo rispetto alle altre università ma anche rispetto alle altre operanti nell'area milanese. Queste ultime (università degli Studi di Milano e Cattolica Sacro Cuore) infatti, anche se al di sopra della media, si collocano comunque rispetto alla prima con un leggero scarto. Le percentuali rilevate presso tali atenei, infatti, sono rispettivamente del 45,4 e del 47,5%.
Riescono facilmente a trovare lavoro anche i laureati delle università di Trieste e di Parma. Oltre la metà dei laureati presso tali atenei, infatti, superato il trienno, hanno un posto fisso (63,2% di quelli che si laureano presso l'ateneo friulano; 56,1% invece di quelli che escono dalla facoltà emiliana). Dalla capitale in giù, invece, fatta eccezione per l'Istituto Sant'Orsola Benincasa di Napoli che vanta una percentuale di occupati del 61,2%, il numero dei laureati che, trascorso il periodo di riferimento, hanno trovato un'occupazione continuativa, è inferiore del 50%.
In testa agli atenei romani per attività di supporto e sostegno ai laureati nella ricerca di un lavoro c'è Roma III che, tuttavia, si pone comunque al di sotto della media nazionale con una percentuale del 40%. Segue poi La Sapienza con una percentuale del 38,9% e, infine, l'ateneo di Tor Vergata con solo un 29,4% di occupati. Gli atenei di Camerino, Lecce e Bari, sono invece, il fanalino di coda tra gli atenei nazionali nella garanzia di un'occupazione stabile ponendosi con un netto distacco rispetto alla media nazionale.
Solo il 24,4% di coloro che hanno conseguito il titolo presso l'università di Camerino ha un lavoro fisso, mentre la media degli occupati laureatisi presso quella di Lecce non va oltre il 30%, assestandosi intorno al 27, 4%. Supera a stento tale soglia, invece, l'università di Bari, la cui percentuale di laureati occupati laureatisi presso quella di Lecce non va oltre il 30%, assestandosi intorno al 27,4%. Supera a stento tale soglia, invece, l'università di Bari, la cui percentuale di laureati occupati è di circa il 31,9%.
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