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mercoledì 25 maggio 2005

Formazione: essenziale, ma per pochi privilegiati

Ritenuta fondamentale sul lavoro, la formazione è però privilegio di pochi fortunati. Soprattutto se è di qualità, dal momento che nella maggior parte dei casi questa si rivela insoddisfacente. La pensa così il 65% del campione intervistato da Astra a proposito del sistema-formazione italiano. Come rimediare? Ricorrendo alla nota arte di arrangiarsi: le nozioni indispensabili per acculturarsi e mantenersi aggiornati sul proprio mestiere, più che da corsi e seminari, si ricavano dalla lettura regolare della stampa tecnica.

La ricerca, presentata durante il convegno "Il sitema periodico che aggiorna l'Italia", che si è tenuto il 16 maggio scorso a Milano, è stata realizzata attraverso l'intervista di un campione rappresentativo della popolazione nazionale attiva tra i 18 e i 64 anni. Gli italiani che lavorano credono fortemente nell'utilità della formazione, intesa come insieme di attività che portano ad acquisire e aggiornare competenze e capacità personali ai fini del lavoro, e la considerano strategica per le imprese (quelle che la promuovono sono più competitive secondo l'87%), per la Pubblica Amministrazione (la rende più efficiente, dice il 73%) e il sistema-Paese (81%).

La fiducia nella formazione è unanime: il 91% degli attuali lavoratori ritiene che la formazione sia essenziale per crescere professionalmente, permetta di essere attivi e consapevoli (87%) e di adattarsi a un mondo che cambia velocemente (83%). Facilita la ricerca del lavoro (78%), aiuta a guadagnare di più (63%) e a trovare un altro posto, se è il caso (62%).

Per quanto riguarda la formazione continua, il life-long learning sbandierato da imprese e formatori, su 19,6 milioni di attuali lavoratori attivi sono appena 10 milioni quelli che vantano nel curriculum qualche attività di formazione legata al proprio mestiere. Tra gli intervistati, solo il 28% dei dipendenti è stato coinvolto in attività di formazione, contro il 39% di lavoratori autonomi.

Si tratta di corsi organizzati dal datore di lavoro privato (6,1 milioni), corsi pubblici o gratuiti o finanziati parzialmente (4,5 milioni) o a pagamento (2,2 milioni) o, infine, privati a pagamento (3,4 milioni). Le imprese hanno offerto questa opportunità solo al 32% dei lavoratori, e la Pubblica Amministrazione non ha fatto di più. In più della metà dei casi, è stato il lavoratore stesso a richiedere il corso di aggiornamento. Ma la formazione è fatta anche di "espedienti" autonomi ed empirici: c'è chi si informa infatti chiedendo consigli a persone ritenute "esperte", navigando in Internet e ricorrendo ai periodici specializzati. Per un lavoratore su due, infatti, le riviste tecniche e professionali sono il canale preferito di acculturazione, informazione e aggiornamento.

Il giudizio sulla qualità della formazione interattiva classica, quella in aula e con docenti, è molto severo. Le opinioni degli utenti finali delineano un "corsificio" in cui si chiacchiera molto e si fa poco (65%), mancano la trasparenza e l'efficienza (64%).

La scarsa qualità è denunciata dal 43% degli interpellati, mentre programmi, testi e insegnanti non sempre sono adeguati, precisa il 66%. La formazione in Italia è arretrata e in ritardo sui tempi, dice il 58%. In conclusione, per il 35% così com'è strutturata ora, la formazione non è utile nè alle imprese private nè alla pubblica amministrazione.


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