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mercoledì 16 marzo 2005

IL CURRICULUM UN'AUTOBIOGRAFIA

Se da ragazzini tenevate un diario, è il caso di andare a rispolveralo: potrebbe esservi utile per scrivere il CV. Secondo un recente studio, pubblicato sulla rivista americana Journal of Vocational Behaviour e ripreso dal settimanale Business Week, pare infatti che i selezionatori in azienda apprezzino il così detto "curriculum narrativo", quello in cui il candidato non si limita a elencare le esperienze professionali e le capacità acquisite nel corso degli anni, ma spiega anche il perché di certe scelte, descrive il rapporto con il capo e i colleghi, evidenzia i risultati più significativi, così come gli insuccessi, magari legati a momenti particolari della vita personale.
Certo, non bisogna lasciarsi andare a una 'sbrodolata' di parole, descrivendo minuziosamente fatti poco rilevanti per un'eventuale assunzione. E' necessario saper individuare quali sono le informazioni che potrebbero interessare un potenziale datore di lavoro, ma l'idea di base è proprio quella dell'autobiografia, di un curriculum vitae che riassuma in un paio di pagine la vita del candidato.
Sarà facilitato chi ha già una predisposizione alla scrittura, ma anche chi è abituato a porsi delle domande sul perché ha fatto determinate scelte, quanta determinazione e forza di volontà ha messo nelle sue decisioni e quanto invece è stato determinato dal caso o da eventi esterni, quali la famiglia, il bisogno di soldi, e così via. Un'analisi introspettiva che, se fatta in modo mirato e adeguato alle circostanze, sarà sicuramente apprezzata da chi si trova a leggere il CV.


Un popolo di lavoratori nottambuli

La loro 'nottata' lavorativa comincia quando gli altri vanno a dormire e si conclude alle prime luci dell'alba. Sono i lavoratori notturni, quelli che svolgono mansioni che richiedono una presenza sul posto di lavoro 24 ore su 24, o che, proprio per esigenze professionali, sono costretti a fare le ore piccole.
Secondo un recente sondaggio svolto da Eurispes sarebbero più di due milioni le persone con un regolare contratto di lavoro (che sia a tempo determinato o indeterminato) impegnate oltre mezzanotte, di cui il 24% donne e il 76% uomini. Seicentomila sono operai impiegati in aziende metalmeccaniche, manifatturiere o agricole; vengono poi gli addetti ai rifiuti e alle pulizie e autisti, camionisti o comunque persone le cui mansioni riguardano la viabilità e i trasporti. Non mancano in questa schiera di popolo della notte medici, infermieri, assistenti sociali e professionisti della sanità in genere, mentre chiudono la classificia gli operatori dei call center.
Secondo le Direttive Europee 93/ 104/Ce e 2000/34/Ce i lavoratori notturni necessitano tutela maggiore rispetto a quelli diurno, con un accento particolare sulle condizioni di salute. I controlli obbligatori sono più frequenti rispetto a quelli cui si sottopongono i lavoratori diurni, questo perché numerosi studi hanno dimostrato che lavorare di notte significa invertire il naturale ritmo biologico con conseguenti danni per la salute. Le persone impegnate sul lavoro dal tramonto all'alba e non viceversa, hanno infatti difficoltà a prendere sonno, e in generale dormono poco rispetto alla media, e, come capita quando si vola lontano, accusano sintomi tipici del 'jet lag', come ansia, irritabilità, scarsa energia e reattività ridotta.


Consiglio di lettura: Come coniugare cultura e economia?

Cultura e economia: due insiemi che una volta si intersecavano e che ora sembrano incapaci di un dialogo produttivo.
Da una parte c'è l'imprenditore, impegnato a fare profitto, dall'altra l'intellettuale, sempre più lontano dai problemi contingenti. E' questo il dilemma posto da Leonardo Previ nel suo libro "Il sapere profittevole. Sulla storia economica della cultura". L'autore sottolinea la necessità di introdurre il sapere in azienda, di farlo fruttare come volano imprescindibile per l'economia, come del resto la storia insegna.
E quando la cultura si avvicinerà di nuovo al mondo lavorativo, allora l'Occidente industrializzato uscirà dalla crisi in cui è caduto.
> Leonardo Previ, Il sapere profittevole. Sulla storia economica della cultura, ed. Vita e Pensiero.




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