mercoledì 7 settembre 2005L'ITER DI SELEZIONE DELL'ACCOUNT MANAGER IN RANDSTAD Fortemente convinta che la qualità dei propri servizi sia inscindibile dalla qualità, dalla preparazione e dalla crescita dei propri collaboratori. Tale convinzione viene confermata dalla forte attenzione che il Training Department riserva all'individuazione, all'organizzazione ed all'erogazione di percorsi formativi e di sviluppo rivolti al personale di sede e di field sulla base dei diversi profili di competenze. Si inizia con un "corso base" indirizzato a chi è appena entrato a far parte del team della società. I nuovi Account assunti vengono accompagnati nel loro percorso di inserimento in azienda da un programma di formazione ad hoc che alterna a momenti di apprendimento in aula momenti on the job e di affiancamento sul campo.
Questi gli obiettivi che il nuovo Account dovrà raggiungere al termine dell'intero percorso, dopo circa 12 settimane:
conoscere i compiti specifici del proprio ruolo e di quelli dei colleghi; conoscere le caratteristiche di Randstad; sapere dove trovare le informazioni e come richiederle; svolgere in autonomia i propri compiti (pianificazione ed azione commerciale, reclutamento e selezione, matching, gestione amministrativa della missione); svolgere le proprie mansioni coerentemente con lo stile, la mission ed i valori aziendali.
La forte crescita della società conduce poi a percorsi avanzati di formazione e sviluppo, sia per ruoli professionali che per ruoli manageriali. Sono inoltre previste valutazioni periodiche delle prestazioni ed assessment per alti potenziali.
Fondata nel 1960 con l'apertura del primo ufficio ad Amsterdam, Randstad è oggi una holding internazionale con base nei Paesi Bassi specializzata nella selezione, formazione e somministrazione di manodopera sia a tempo determinato che indeterminato ad aziende ed istituzioni. Il Gruppo Randstad è leader di mercato in Olanda, Belgio, Germania, Polonia e negli Stati dell'area sud orientale degli U.S.A. Randstad è inoltre presente e in cresciUta in Italia, Canada, Danimarca, Lussemburgo, Francia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Svizzera. Nel 2004, il Gruppo ha sviluppato un giro d'affari di 5,76 miliardi di Euro, con un utile netto pari a 199,6 milioni di Euro. Randstad è da sempre latore di una filosofia aziendale sintetizzata nella formula "To know, to trust, to serve" (conoscere, generare fiducia, porsi al servizio). Queste tre semplici parole rispecchiano fedelmente l'approccio al mercato di un'azienda che è sì orientata al miglioramento in termini di crescita e di profitto, ma che è permeata da una genuina visione etica del lavoro. Nelle molte iniziative speciali promosse così come nell'articolazione dei servizi offerti ai clienti è ravvisabile una modalità comune: quella peculiare confluenza tra tensione morale individuale, senso di responsabilità sociale e pragmatismo, che porta a considerare il lavoro non solo come esito dell'incontro tra domanda e offerta ma anche - e soprattutto - come veicolo d'eccellenza per la compiuta realizzazione dell'individuo.
Chi presiede l'incontro ha il compito di far accomodare gli ospiti e i relatori. Prima dell'inizio del programma si sarà premurato di presentare le persone che non si conoscono. Chiaramente nel caso di un gran numero di persone si occuperà soltanto delle posizioni più strategiche, funzionali alla scaletta degli interventi e all'importanza dei relatori, riservando i posti più vicini alle persone di particolare riguardo, oppure alla stampa nel caso della presentazione di un progetto o di un prodotto. È sempre questa persona ad aprire la riunione con un discorso di benvenuto che sarà breve, inizierà ringraziando i partecipanti, motiverà l'incontro e poco, poco più. Lo sentiremo di nuovo ringraziarci per la partecipazione e trarre le eventuali conclusioni o invitarci all'appuntamento successivo. Sarà sempre questa persona ad inviare l'indomani un resoconto o il verbale della riunione a tutti i partecipanti, corredandolo di un biglietto di ringraziamento per la partecipazione, rigirosamente scritto a mano. I relatori, seppur presi da momenti di protagonismo, convinti e sicuri dell'importanza dei propri argomenti, non cadranno mai nell'errore di dilungarsi troppo. Chiunque parli, infatti, è tenuto a rispettare i tempi indicati nella scaletta o comunque farsi un'idea di quanto il proprio intervento debba durare, considerando che il concentrare troppo l'attenzione su di sé potrebbe sottrarre tempo agli altri. Ad un relatore è richiesta semplicità e chiarezza nel linguaggio. Infatti, anche se gli argomenti da trattare sono molto specifici e delicati e richiedono una terminologia adeguata, il rischio di essere fraintesi può compromettere il risultato dell'intervento stesso. Una strategia per comprendere se quello che pensiamo di spiegare ad un pubblico è sufficientemente chiaro, sta nel far leggere le considerazioni e le informazioni ad una persona che non conosce tecnicamente l'argomento (può essere una segretaria, un familiare o un amico) e capire se comunque ciò di cui si parla è comprensibile. Anche il relatore più esperto dovrà provare, almeno mentalmente, il proprio discorso. Un esercizio utile è quello di parlare di fronte allo specchio, per valutare anche il linguaggio del corpo. L'esperienza aiuta a migliorare ogni volta e la sicurezza cresce man mano che le occasioni si ripetono. Parlare di fronte ad un gruppo di persone richiede una capacità di richiamo dell'attenzione diversa dalla conversazione a due: in primo luogo perché non guarderemo mai in faccia una persona in particolare, ma non dovremo nemmeno mai fissare lo sguardo nel vuoto, dando l'idea a chi ci sta di fronte, di non essere in grado di mettere a fuoco gli interlocutori. Di conseguenza sarà sufficiente dare l'impressione di aver dato qualche secondo di attenzione a tutti i partecipanti, spostando lo sguardo nelle varie file se i posti sono disposti in file, oppure nelle varie direzioni se ci si siede al centro di un tavolo. Chi interviene con domande e richieste di approfondimenti, si ricordi che qualsiasi quesito deve essere, oltre che sintetico, strettamente pertinente al tema trattato, senza trasformarsi in un pretesto per richiedere consulenze private né in un dialogo a due con il relatore. Questo genere di richieste, anticipate da un ringraziamento, possono essere poste al relatore durante una pausa o a fine incontro, sempre che non necessitino di troppo tempo: a quel punto, meglio farsi avanti per fissare, senza la pretesa di essere immediatamente accontentati, un appuntamento specifico. In ogni caso qualsiasi intervento va fatto senza interrompere chi sta già parlando, senza inserirsi in un discorso o una risposta e dovrebbe essere sempre richiesto e anticipato da un assenso (va bene anche un semplice cenno) da parte di chi presiede, in quanto a conoscenza della scaletta. Di solito, una volta trattato l'argomento, entra in scena la consueta domanda "ci sono domande?", seguita, di consuetudine, da un silenzio glaciale. Infine i partecipanti. Sappiamo già di dover arrivare adeguatamente vestiti, puntuali ed informati sui temi dell'incontro. Il passo successivo è lo spegnimento del telefono cellulare. Le presentazioni sono obbligatorie con le persone che ci siedono accanto. Verso gli altri ci limiteremo ad un cenno di saluto se le persone hanno già preso posto e l'incontro sta iniziando, rimandando parole e strette di mano al momento della pausa. La scena di chi arriva e trova gli altri partecipanti seduti attorno ad un tavolo e si mette a girare attorno, stringendo la mano a tutti e ripetendo automaticamente e ritmicamente il proprio nome, è veramente da evitare. Se invece siamo in anticipo o la riunione non è ancora iniziata, ci si può alzare ed andare incontro a chi sta entrando per salutare o presentarsi. Sedersi vicino ad un collega o ad un conoscente non deve indurre alle chiacchiere che, oltre ad essere un chiaro, inopportuno, quindi maleducato, messaggio di disinteresse, vanno a creare un fastidioso rumore di sottofondo che può disturbare l'attenzione di chi, più educatamente sta seguendo il programma. La posizione sulla sedia rimarrà composta dall'inizio alla fine, anche se ci troviamo in fondo ad una sala, stanchi e sicuri di non essere osservati. Le scarpe, ça va sans dire, rimarranno ai piedi, lo sguardo rivolto verso la persona che sta parlando o sul programma, senza che la testa dia l'impressione di staccarsi dal collo alla ricerca di qualcosa di più interessante sul soffitto o fuori dalla finestra. Chewingum e sigarette, naturalmente, saranno bandite.
A cura di Nicola Santini Giornalista ed esperto di comunicazione, autore del libro Business+Etiquette, manuale che insegna l'arte di essere a proprio agio in qualsiasi occasione professionale. Per informazioni sui corsi di Business Etiquette info@eredialtrono.com
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