giovedì 18 agosto 2005ALEX ZANARDI, IL LEADER DELLA PORTA ACCANTO È il 15 settembre del 2001 quando, sulla pista di Lausitziring a Dresda, si disputa la I gara di formula Cart d' Europa. In testa c'è Alex Zanardi, due volte campione della categoria, che, dopo un rifornimento, rientra in pista, ma, per un problema verificatosi al momento del rifornimento, la sua Honda-Reynard va in testa coda, supera una striscia d'erba ed arriva sull'asfalto ad alta velocità. In quel momento a 320 Km chilometri orari sopraggiunge la Ford Cosword Reynard del canadese Alex Tagliani che centra in pieno la monoposto del pilota italiano.
Un attimo, solo un attimo e la vita di un uomo di 35 anni è letteralmente cambiata. In quell'incidente Zanardi ha perso le gambe, ma non la voglia di vivere, la forza di volontà e la capacità di vedere il positivo di ogni situazione. "Sono nato così - disse tempo fa in un'intervista rilasciata a Laura Lombari per Selezione - con la capacità di vedere sempre tutto chiaro, invece che scuro. Quando mi sono risvegliato senza gambe, ho guardato alla metà che era rimasta, non alla metà che era andata persa". E quando la giornalista gli chiese cosa si prova ad essere un simbolo Zanardi rispose semplicemente: "Non mi sento un simbolo e non ho avuto meriti particolari. È vero che ho tirato fuori molte energie, ma in genere, quando ci viene presentato il conto si fruga in tasca e qualcosa si trova. Ho conosciuto molti ragazzi nelle mie condizioni e con la mia stessa grinta, però se perdi le gambe correndo a trecento all'ora su una pista, la tua popolarità aumenta".
Dopo un mese dal tragico incidente in un'intervista al TG1 Alex Zanardi fece una promessa: "Ora la mia ambizione ed il mio obiettivo sono tornare a camminare e riuscire a prendere mio figlio sulle spalle. E so che ce la farò". La promessa è stata mantenuta! Ed è accaduto dopo solo tre mesi dall'incidente, in occasione del Motorshow di Bologna. "È stato un momento incredibile - ha commentato Zanardi - Non avevo voglia di mostrarmi di fronte a tutti su una sedia a rotelle senza gambe. Per fortuna la protesi sulla gamba sinistra, la più martoriata dall'incidente, mi era stata realizzata qualche giorno prima la festa dei caschi d'Oro, al Motorshow di Bologna. Quando ho detto ai tecnici e ai medici che avevo intenzione di andarci con quella protesi si sono messi a ridere." Ma Zanardi non aveva finito di stupire e dopo poco più di un anno dall'incidente è tornato a guidare una monoposto, con le nuove gambe artificiali, sullo stesso circuito e sempre con semplicità ha spiegato che doveva completare la gara, compiendo i tredici giri che mancavano.
Un grande campione, ma innanzitutto un grande uomo, capace di superare un momento molto drammatico della propria vita, ma anche di non prendersi troppo sul serio, come quando ironizza sul nome del pilota della macchina che l'ha investito, Alex Tagliani, o quando dice che giocando a nascondino con il figlio, riesce a nascondersi in spazi angustissimi, perchè "si smonta". Anche questo ha fatto di Alex Zanardi uno dei campioni dello sport più amati, un esempio di leader della porta accanto, che si schernisce quando lo definiscono simbolo o lo eleggono "padre ideale dell'anno", come è accaduto tempo fa. L'eroe di nostri giorni non ha dunque bisogno di armature, stemmi, armi particolari ed altri segni di riconoscimento per essere tale, gli basta il coraggio di vivere una vita normale anche quando i presupposti giocano contro.
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