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Il merletto
L'arte del merletto approdò a Cantù intorno al secolo XVII, quando le monache si Santa Maria, o di Sant'Ambrogio, insegnarono alle converse come si utilizzavano i fuselli del tombolo. Le donne cominciarono così a produrre pizzi da scambiare con generi di prima necessità, come aghi, tessuti, alimenti, forniti da avidi commercianti che poi esponevano le trine in Piemonte e nel bergamasco per rivenderle con un consistente ritorno economico. Si racconta che nei primi anni dell'800 oltre 700 donne fossero stabilmente impiegate in questa produzione, tant'è che le bambine venivano mandate a scuola di tombolo.
Il pizzo canturino conobbe il periodo di maggior splendore verso la metà dell'800 con l'avvento della moda dei veli, degli scialli e di altri particolari di abbigliamento. Per le donne la realizzazione dei pizzi rappresentava una valida alternativa al duro lavoro delle campagne e assicurava buone entrate al bilancio familiare. Alle scuole, seguirono poi le prime mostre che permisero al merletto canturino di farsi conoscere in campo internazionale fino oltre oceano. Il periodo buio di questa produizione iniziò verso la metà del '900. Negli ultimi anni il pizzo canturino sta conoscendo un nuovo periodo di fama, sono infatti ripresi i corsi nelle scuole e l'organizzazione di manifestazioni a carattere internazionale, come la "Biennale del Merletto di Cantù". La manifestazione è nata grazie alla collaborazione della Pro Cantù, dell'Istituo d'Arte, del costituendo Museo delle Arti Industriali. |
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